
Un'autentica sorpresa per me. Pensavo se la tirasse da morire, e invece...E' simpatica, chiacchierona e alla mano. Totalmente diversa da come appare in tv o sui giornali. Paola Iezzi non è affatto la diva sexy a cui siamo abituati. Fuori dalle scene, è una ragazza normale e piena di creatività che vuole sfogare come sa: nella musica e nella fotografia, sua grande passione. Adesso ha un progetto a cui tiene tantissimo: “Alone”, un mini cd di cinque tracce fatto tutto da sola, senza la sorella Chiara. Non che le due si siano divise, è solo che entrambe, la bionda un paio d'anni fa, la mora oggi, hanno voluto dedicarsi a qualcosa di personale. “Alone”, poi, viene fuori da un periodo critico per Paola e lei non esita a confessarlo. Ora è serena e per presentarlo, insieme al video in bianco e nero dove appare in vari travestimenti, ha deciso di fare qualche serata in giro per l'Italia. Tra queste, il 31 gennaio 2009 sarà ospite all'Alpheus di Roma per “Gorgeous I Am”, in collaborazione con Bears in Rome.
Miao Paola, come stai?
“Mi diverte tantissimo l'idea di parlare con te! Tu sai che io adoro i gatti? Il mio sogno di sempre è di adottarne. Sono ancora un po' titubante perchè non voglio lasciarlo solo a casa, con il lavoro che faccio sono sempre in giro e io vorrei dedicargli il mio tempo. So che un gatto non soffre la solitudine, ma mi dispiacerebbe troppo saperlo senza di me. Prima o poi però riuscirò a prendere un micio”.
Mi stavi già simpatica, ora lo sei di più! A proposito di solitudine, “Alone” parla di questo, vero?
“L'ho scritta nel dicembre di due anni fa, una notte che mi ero svegliata con il bisogno di dar sfogo ai miei sentimenti. Era un periodo critico sul lavoro e in amore. Non sapevo come sarebbe stato il mio futuro, mi sentivo in balia degli eventi e provavo la sensazione che la mia vita fosse in mano ad altri. Tra una relazione d'amore conclusa, il trasloco, i mutamenti discografici, ero andata in tilt. Cercavo la solitudine per capire meglio, per approfondire me stessa, ma allo stesso tempo la temevo Quella notte è come se mi fossi riaccesa, ho espresso nella canzone le mie più profonde necessità. Da allora lentamente sono venuta fuori, sono come rinata, ho capito che il lavoro fatto dentro di me mi sarebbe servito per il futuro”.
Nel cd c'è anche la versione in italiano e una cover dei Police, come mai?
“La canzone è nata di getto in inglese, anche la musica è di matrice black e quella lingua si adatta. Recentemente ho voluto tradurla con il mio vecchio amico Niccolò Agliardi: è stato tra i primi a sentire il provino e all'epoca si era proposto di fare il testo in italiano. Si intitola “Io mi perdono” perchè il perdono è un atto d'amore verso se stessi: quando abbiamo commesso quegli errori, non lo sapevamo. Dopo aver analizzato gli sbagli, non bisogna più colpevolizzarsi. Mentre riguardo a “Wrapped Around your Finger”, è uno dei brani forse meno famosi dei Police e un giorno ascoltandola per radio ho pensato che mi sarebbe piaciuto interpretarla a modo mio. Prima io e Chiara non abbiamo mai fatto cover, tranne dal vivo. Ne è nato un arrangiamento rarefatto e scarno”.
Sei appassionata di fotografia, la copertina l'hai ideata tu?
“Sì. Adoro la fotografia, vedere il mondo attraverso le immagini. Quando ero incerta sul mio futuro, stavo pensando anche di lasciare la musica e diventare fotografa professionista. Ho delle “visioni” in testa che mi piacerebbe realizzare. Una di queste era proprio legata agli anni Venti, a quelle donne sofisticate e meravigliose. Avrei voluto farmi ritrarre così. Ho fatto alcuni scatti con un fotografo di moda, ero vestita così e le foto mi hanno entusiasmato, pensavo fossero ideali per una copertina di un cd. E' nata prima la foto del disco, da lì si è sviluppato tutto il progetto”.
Il cd è legato ad una campagna per “Impatto zero”, sei ambientalista?
“E' un tema scottante, moderno e importante. Sono rimasta folgorata dal documentario di Al Gore che tutti dovrebbero vedere, dai dati sul riscaldamento climatico e sulle catastrofi che incombono sempre di più, sulla diffusione dell'anidride carbonica. Tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per salvare l'ambiente: basta spegnere le luci, fare la raccolta differenziata, non sprecare l'acqua. Mi sono informata a fondo, sono andata da quelli di “Impatto zero” e ho scoperto che potevo fare un cd ad impatto zero. Significa che la CO2 derivata da tutta la produzione del disco è stata compensata con la creazione e la protezione di nuove foreste in Costa Rica, come previsto dal protocollo di Kyoto. Si può ripagare tutto quello che si inquina. Si può persino rendere la propria persona ad impatto zero. Ci sono molte informazioni sul sito www.impattozero.it. Io sto cercando di dare un segnale positivo e sensibilizzare la gente che mi ascolta”.
Grazie, Paola, sei proprio una gattara doc!
“E' stato un piacere, Pretty!”
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