
Dalla bipede che comando a bacchetta, S., e con cui vivo, ho preso anche un'altra passione, la musica. Lei non fa che
ascoltare cd a tutto spiano, una volta però lo faceva con più costanza, ora non le piace granchè quello che c'è
in giro e spesso preferisce il silenzio. Anche le mie orecchie si sono affinate con il tempo. Sono costretta, però, a sorbirmi tutto quello che
passa il "convento", visto che S. si occupa anche di musica per lavoro. Io sono rockettara nell'animo e nel carattere
tosto, ma conosco abbastanza bene il pop. Così ora vi segnalo tre cd pubblicati in questo periodo. Di due ne avrete
sicuramente sentito parlare, visto che sono in classifica: "Acchiappanuvole" di Mango e "Metamorfosi" di Raf. Li
ho accumunati perchè secondo me loro due sono un esempio perfetto di come funzionano le cose in Italia: hanno
talento, sono amati e big, ma non proprio miti come altri che riempiono gli stadi. Eppure lo meriterebbero. Per
fortuna, hanno successo. S. li ha incontrati parecchie volte e mi ha detto che sono anche brave persone e questo
rende la mia opione felina più positiva su di loro. Il cd di Mango sarà pure in linea con la moda che vede fare
cover di brani (anche Luca Carboni tra poco proporrà una cosa del genere): sarà mancanza di idee? Comunque sia,
con la sua voce lui rende tutto unico, ha trasformato canzoni finora "intoccabili" della storia
italiana, quelle per i quali i benpensanti sbavano con spocchia e ai quali verrà un colpo sentendo la virata pop di Mango. Ma
lui ha alleggerito, mi ha fatto digerire persino il duetto con Baglioni, che non è tra i miei preferiti (perdonate, ma
ogni tanto tiro fuori le unghiette), e mi ha fatto
riscoprire "Senza pietà" di Anna Oxa, anche se la traccia che penso gli sia venuta meglio sia "I migliori
anni della nostra vita". RAf, invece, è se stesso: lo stile rimane quello, riconoscibile dalle prime note.
Mi è sempre piaciuto Raf, perchè parla di tante cose importanti, dalla guerra all'ambiente, dall'amore alla
libertà, senza mai renderle pesanti e noiose. Ha la leggerezza nel suono moderno e nella scelta delle parole.
Due qualità che lo avvicinano al terzo
cd che sto ascoltando ultimamente. E' "The Script" dell'omonimo trio irlandese. Per chi non li conoscesse, "We cry",
il singolo, li ha rivelati quest'estate. Per me, abituata a cd tutti uguali di gruppi che non lasciano il segno e portano al
successo una canzone sola simile a tante altre in circolazione, è stata una folgorazione.
I ragazzi dublinesi non saranno originalissimi al cento per
certo, il cd è un misto tra U2 (una traccia è presa pari pari dagli anni 80, lo so perchè adoro gli U2), Van Morrison,
Police e il soul americano di oggi, ma almeno sanno emozionare. Anche perchè parlano di tragedie, trionfi, sacrifici,
lotta e sopravvivenza, temi cari all'Irlanda e di questi tempi adatti a tutti. Non so se lasceranno un segno,
se riusciranno a continuare così, ma intanto il loro debutto non è male.
Ora però basta con l'impegno... vado a sentirmi "All summer long" di Kid Rock che mi mette allegria...
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