
Amo fare la gattina maliziosa e dispettosa, non si può essere sempre buonisti con gli occhi foderati di prosciutto. Così ho intenzione di rivelarvi un po' di cose sul dietro le quinte del Festival di Sanremo, su quello che non vedrete mai in onda e sulle indiscrezioni e gli interessi che ci sono in ballo ( e sono tantissimi e non riguardano la sola discografia).
Innanzitutto, il luogo: vi dipingono la cittadina della Riviera dei Fiori come fosse un regno fatato, dove tutto è perfetto, colorato da mille petali. E invece, una volta arrivati lì, vi trovate davanti una città decadente, con gli intonachi delle case scrostati, il traffico dovuto all'invasione di chi partecipa al Festival, i prezzi alle stelle di alberghi, ristoranti e negozi. Forse nessuno ha posto l'attenzione sul fatto che gli albergatori sanremesi non accettano chi vuole prenotare solo per due o tre giorni, o pagano la settimana intera o niente da fare, tanto di clienti in attesa c'è una fila lunga un chilometro. Hotel che spesso e volentieri, anche se recentemente molti di quelli più terribili sono stati chiusi, sembrano i tuguri del Grande Fratello, ovviamente da pagare profumatamente.

Poi, la sala stampa del teatro Ariston: sarebbe un fiore all'occhiello, se non fosse un enorme spiazzo dove aleggia aria di chiuso, con tetto aprile che non si apre mai perchè altrimenti “si prende freddo”. Si rischia di morire asfissiati, per fortuna non è più permesso fumare. E' abitata da una fauna alquanto originale: i giornalisti, che si dividono in due categorie. La prima è quella composta da chi vive di luce riflessa del Festival: sono quelli delle prime file, ovvero i quotidiani importanti, solo loro contano, gli altri sono quella robina che faccio nella lettiera. Sono loro che hanno diritto a fare le domande nelle conferenze stampa, anche se poi se ne escono con stupidate che nemmeno ad un bimbo dell'asilo verrebbero in mente: la bipede ancora ricorda di un collega di un quotidiano, che, non si sa per quale diritto acquisito, ha il rito di porre sempre una domanda a qualsiasi personaggio, chiedere ad un estraniato Bryan Adams, allora rocker di grido e non fotografo di vip, come “first question” per quale squadra di calcio tiene. Ovviamente la faccia dell'artista canadese era di pura sorpresa per un'idiozia del genere. Ma questo è tipico di una parte della fauna della sala stampa, quella che si inorgoglisce solo per essere lì, che scalpita per mettersi in evidenza, che è alla caccia di qualsiasi riflettore di telecamera accesa, che litiga per avere i posti all'Ariston e poi se li vende al miglior acquirente. Per fortuna, l'altra razza di fauna è diversa: normalmente non riesce a porre una domande in conferenza stampa, perchè non è presa in considerazione, assiste alla serata sul maxischermo con l'espressione abbrutita, scappa quando può a mangiare (ovviamente il bar dell'Ariston propone insalatine che nemmeno le capre affamate ingoierebbero a prezzi da champagne e caviale) fuori e negli alberghi dove si radunano i vip. E lì incontra altra fauna festivaliera. Fuori dalle porte dell'Ariston (che è un buco, sia chiaro, sono bravi i registi a farlo sembrare enorme) e davanti agli alberghi stazionano imperturbabili i cacciatori di autografi: basta avere un pass al collo e si è fermati, anche se non si è nessuno. Una cosa che la dice lunga su quanti personaggi passano su quel palco senza un briciolo di popolarità e, giusto per essere cattiva, aggiungo che la richiesta di autografo fa illudere ancora di più i giovani in gara: per una settimana sono trattati come divi, passata la domenica i più tornano nel dimenticatoio e hanno bisogno di un buono psicologo per risorgere.

Eccoci arrivati nei fatidici e fatiscenti hotel di “lusso” per riuscire a fare un'intervista, ovviamente concordata con l'ufficio stampa dell'artista, che se la tira più del cantante stesso. A volte non basta: verrà rimandata più volte, perchè il cantante è alla prove, è al trucco, è alla trasmissione tv, è al cesso. Insomma, tocca aver pazienza, sedersi con calma con gli inviati delle radio e dei siti (trattati come lebbrosi e messi in un reparto apposito, il Palafiori, dove passa raramente qualche ospite del Festival) e non è detto che si riesca. Ormai i nostri “vip”, pure quelli che contano come il due di coppe, si sentono onnipotenti, nessuno risponde alle richieste, pensano che basti la tv per entrare nel cuore della gente. Sono convinta che è più facile chiedere e ricevere una risposta da Rania di Giordania che da un cantantino o una presentatrice qualsiasi. A proposito, quest'anno c'è la Regina. Non ho mai capito perchè si debbano invitare (e spendere milioni) persone che con la musica non hanno niente a che fare, come il calciatore Cassano o Raoul Bova. Ok, lui è un belvedere e Sanremo ha smesso da tempo di essere il Festival della musica. E sia chiaro, io adoro Rania e il suo splendido Paese. Altrochè il Principe (nella foto) che va pure in gara: meno male che i nostri antenati hanno votato Repubblica, altrimenti ci toccava lui come sovrano. La sua trovata dell'amore per l'Italia mi sembra trash e necessaria solo a far parlare. Giusto per affondare i miei artigli fino in fondo al cast, penso che la favorita in assoluto sia Malika Ayane. E lo dico sul fatto di molte cose: è brava, deve essere in qualche modo risarcita dello scippo dell'anno scorso di Arisa, visto che il suo brano ha funzionato benissimo e per parecchi mesi, è il tormentone con la colonna sonora dello spot con i coniugi Totti. E, cosa più importante, è prodotta da Caterina Caselli, una vera potenza discografica, che le affiancato da sempre padrini illustri. Inoltre, va bene pure per il gossip visto che Malika è fidanzata con Cesare Cremonini, uno che è diventato big senza passare dall'Ariston. Il secondo posto lo do a Irene Grandi per un semplice motivo, è della Warner, casa discografica preferita del direttore artistico della manifestazione che un tempo ci lavorava: guarda caso l'anno scorso vinsero due Warner, anche se Arisa aveva dalla sua pure la possibilità di far capire che la scuola di Mogol, da dove proviene, e SanremoLab o Accademy o come cavolo si chiama, il concorso per i giovani artisti destinati al Festival, funzionano. E così si invogliano altri speranzosi ad iscriversi, profumatamente off course. Non credo che a Valerio Scanu (nella foto) possa riuscire il bis alla Marco Carta, anche perchè non è Warner: scusate l'artiglio! Per il resto, mi auguro che il mio stimato Enrico Ruggeri si sia ricordato di essere soprattutto un cantautore abile e non solo un presentatore tv, che il mio amico Simone Cristicchi sia pungente e arguto come sempre, che Noemi (nella foto) e Marco Menegoni facciano un'ottima figura perchè sono pieni di talento e fanno ben sperare per la musica italiana. Quella che a Sanremo non è più di casa da parecchi anni. Tanto è già tutto deciso.
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