lunedì 23 febbraio 2009

Il perchè della Lennox



Mi sono astenuta volontariamente da commentare il Festival di Sanremo. Non volevo mischiarmi ai tanti che ne hanno parlato in questi giorni. Dirò solo che conoscendo, tramite l'esperienza della mia bipede che è stata inviata parecchie volte in quell'infernale tritatutto, i meccanismi della manifestazione, sono rimasta stupita. Perchè da anni non avveniva il trionfo della musica, come in una gara canora dovrebbe essere, e Paolo Bonolis è riuscito in questo. Faccio i miao complimenti a lui che ha fatto prevalere la musica su tutti gli altri aspetti, non si è perso con vallette, ospiti, donnine more e bionde, non ha scelto giurie di qualità fatte da attori in promozione, non ha fatto cantare i primi artisti alle dieci di sera. Insomma, ho apprezzato che tutti si siano inchinati alla musica sin dall'inizio della trasmissione, in ogni salsa, da Mozart alla lirica, ai Pink Flyod e al pop poi vincente, che la giuria di qualità sia stata l'orchestra, che gli ospiti stranieri abbiano cantato dal vivo, cosa rarissima. Spero che d'ora in poi non si torni indietro alle interminabili e noiose serate dell'era Baudo, tutte valluttume e vip in mostra, dove la musica era rilegata in ultima fila. Uno dei momenti più emozionanti è stata per me l'esibizione di Annie Lennox. Che lei sia una cantante e una donna straordinaria si sa da decenni. La sua versione al piano di “Why” è stata da brividi e mi è piaciuta anche l'intervista che ha messo l'accento su chi sia Annie fuori dalle scene, sulla sua umanità e sui suoi progetti benefici, come la campagna “SING” sostenuta per creare supporto all'Africa colpita dall'Aids. Proprio sullo stesso palco dell'Ariston, diciassette anni fa, la Lennox lanciò “Why”, grande successo del suo primo album da solista, “Diva”.
Adesso è nei negozi “The Annie Lennox Collection”, già disco d'oro con le sole prenotazioni e che ha una bellissima foto di copertina scattata dal collega rocker Bryan Adams. La raccolta è un vivido ritratto di una delle artiste donne più amate del pop: ci sono le hit dei quattro lavori da solista, oltre due brani inediti, “Pattern of my life” (scritta con Tom Chaplin dei Keane) e “Shining Light”, cover del gruppo alternativo irlandeste Ash. Annie avrebbe potuto presentare a Sanremo proprio una delle due novità, giusto per farsi promozione. E invece no, si è perfettamente integrata all'atmosfera generale. Grandezza di un'artista che ha totalizzato, nella carriera che comprende pure il periodo con gli Eurythmics, più di 78 milioni di copie vendute, 34 singoli di successo, 4 Grammy, 11 Brit Awards, un Oscar e due Golden Globes. A questo va aggiunto il premio della Croce Rossa come Donna dell'Anno 2008 per le sue attività benefiche.

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