Tra pochi giorni sarà l'anniversario di Joy, il mio adorato coinquilino. E' arrivato in casa nostra il 13 novembre 2004 e ora è il momento di raccontarvi la sua storia. Quel giorno la bipede era andata al mercatino domenicale che si organizza nel nostro quartiere, non aveva nessuna intenzione di prendersi un micio, anzi se fosse passata davanti al banchetto dei volontari dell'Aidaea, il rifugio dei cuccioli abbandonati, avrebbe tirato dritto, perchè lei è sensibile e non voleva ritrovarsi con il terzo gatto in casa, dopo me e mio fratello Tomi. E invece, il destino ci ha messo la zampa. Mentre lei girava la testa per non vedere i micini, lui ha gridato con tutto il suo fiato in gola. Joy è così, appena ha visto la nostra umana ha capito che era la donna della sua vita e non se l'è fatta scappare. Era stato trovato triste, solo e affamato da una volontaria in un garage di Frosinone ed era stato proposto per un'adozione, ma lui ha saputo subito dove voleva andare: a casa mia! Così ha chiamato la mia umana miagolando a più non posso e quella si è girata: colpo di fulmine. E' bastato questo perchè i due si innamorassero follemente, proprio come nelle fiabe. Lui era davvero bello, bianco e beige con gli occhioni nocciola, splendido lo è anche adesso, ma a due mesi era irresistibile. Poi ci si metta che è pure simpatico, bonaccione, curiosone. La distributrice di coccole è caduta lessa davanti alle sue zampe. Paola, la ragazza dietro lo stand, non aveva mai visto una di più decisa di lei: voglio lui, punto. Nel giro di poco, dopo le domande di rito e la mostra di foto mie e di Tomi a garanzia che lo avrebbe trattato bene (lui lo sapeva già, mica è scemo) si è ritrovato tra le sue braccia. Foto e complimenti di rito e poi casa... dove l'attendevo io, minacciosa. Il primo impatto non è stato certo facile: cosa ci faceva questo intruso nei miei appartamenti? Attentava alla mia supremazia? Siamo matti? Mio fratello non se l'è mai filato, lui era troppo buono ed era anche malato. Io, invece, da viperetta quale sono, non gliene ho fatte passare una. L'ho menato di santa ragione per quindici giorni di seguito, poi mi sono
arresa, conquistata anch'io dalla sua simpatia e tenerezza. Da quel momento siamo inseparabili: giochiamo, ci rincorriamo, dormiamo insieme, lo lecco. Ha stuzzicato il mio istinto materno e mi ha aiutata a superare il brutto momento della dipartita di Tomi. Piuttosto che lasciarmi andare alla disperazione, ho scelto di vivere e di occuparmi di Joy. Un nome perfetto per lui che ha portato gioia in questa casa: gli piace entrare nel frigorifero in pieno inverno, mettersi nella cassetta della verdura, è goloso di insalata e cioccolata, segue l'umana in bagno per farsi fare le coccole sul tappetino, parla. Sì, è un vero chiacchierone nato. Ha tutta una tonalità di miao da usare per qualsiasi cosa, da farsi aprire l'armadio per curiosare dentro a quando vuole i croccantini. Ora è diventato un piccolo vitello, tanto è grasso. Fino a pochi mesi fa era beato tra le femmine, un harem: io, Stella, e la bipede. Adesso divide l'ultima con Gold, la peste di cui vi ho parlato. Joy è la sua vittima preferita: lo morde, l'attacca, lo rincorre, gli fa fare tutto quello che vuole. Un vero martire. Joy è il preferito di tutti a casa: di Stella, che morirebbe senza di lui ed è gelosa delle attenzioni che riceve Gold, della distributrice che se lo spupazza sempre e non lo rimprovera mai, del piccolo terremoto che se lo rigira come un pedalino, e mio, che gli voglio un bene dell'anima e che lo riempio di leccate e baci quando posso. Lui ricambia noi tre con grandissimo amore e dolcezza.
martedì 11 novembre 2008
Gioia e tormento
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