
E' un simpatico cantastorie. Ogni volta che ho incontrato Simone Cristicchi, e ormai è lo conosco da tempo, ho l'impressione che sia un buffo e gentile ragazzo un po' perso nei suoi pensieri. Ma non è così: Simone è molto attento a tutto ciò che lo circonda, ha solo un modo di parlare tenero. E spesso arriva al cuore con la sua necessità di commuoversi occupandosi di realtà particolari. Dopo i matti, l'ultima sfida di Cristicchi sono i Minatori. O meglio, raccontare le loro storie attraverso una serie di concerti per un tour inconsueto che lo vede unito al Coro dei Minatori di Santa Fiora. Strumenti acustici, aneddoti, suoi successi, brani del repertorio del Coro: tutto per un “Buena Vista Social Club” toscano. Sono partiti da Roma l'1maggio e continueranno per tutta l'estate. Ad ottobre, poi, in arrivo il nuovo cd del cantautore romano.
Miao Simone, come stai? Che piacere ritrovarti!
“Ciao Pretty, sono contento di rivederti”.
Mi racconti come è nato questo incontro con il Coro?
“Volentieri. Dopo un concerto con Ambrogio Sparagna e la sua Orchestra Popolare Italiana ho scoperto un mondo. E' stato un susseguirsi di eventi, che mi hanno portato a conoscere il Coro: sono rimasto colpito dalla purezza di questi canti e dall'entusiasmo con cui vengono eseguiti. Sono canzoni che si intonano per farsi compagnia, senza altre pretese, in un piccolo centro sul Monte Amiata”.
Come sono i concerti?
“Pieni di storie legate alla miniera. Ci saranno allegria e commozione. Sarà una specie di Buena Vista Social Club nato in Toscana. Sfrutteremo scenografie naturali andando a suonare in posti curiosi come una cava abbandonata o un castello arroccato”.
Stai pensando di realizzare un libro come è successo con i matti e “Centro di Igiene Mentale”?
“Sto facendo interviste ai pochi minatori rimasti, ormai vecchietti. Sicuramente usciranno fuori belle storie e ho avuto qualche proposta editoriale”.
Con il coro proponi anche “La Filastrocca della Morlacca”, vero?
“E' adattissima. Ne ho anche fatta una versione con un coro di quaranta bambini di una scuola siciliana. Mi sono emozionato a sentirli cantare a squarciagola”.
Dai bambini agli anziani del “Coro dei minatori”, come è lavorare con varie generazioni?
“Passo dagli estremi, è vero! E' divertente. Nel coro, poi, ci sono signori particolari come Lino, ha ottantadue anni ed è sempre vissuto tra le montagne: faceva il barrocciaio, quello che porta il carretto, e ora che gira l'Italia si stupisce sempre. Sembra un alieno, sta facendo cose che non si sarebbe mai aspettato, è tutto una sorpresa per lui. Nel coro c'è anche il Sindaco di Santa Fiora e quando siamo stati invitati in tv, il Presidente della Regione Toscana l'ha chiamato per congratularsi con lui. Loro si emozionano e io sono partecipe della loro contentezza”.
Ad ottobre verrà pubblicato il tuo nuovo cd. Ti ha influenzato il Coro?
“Sono due progetti distinti e paralleli. Mi piace mettere in luce realtà ricchissime di memorie che finora erano dimenticate. Dopo la vittoria a Sanremo e il successo, avrei potuto continuare a battere il ferro quando era caldo. Ma non fa per me, voglio provare a percorrere altre strade”.
Grazie Simone, è sempre un piacere parlare con te.
“Grazie a te Pretty, lo stesso è per me”.
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